Vaccino anti-Covid per avvocati e giudici, come mai non si procede con queste fasce a rischio?
E’ notizia di qualche giorno fa che la regione Toscana ha iniziato la vaccinazione di giudici e avvocati, ritenendoli categorie prioritarie. La regione ha proceduto con la somministrazione del vaccino AstraZeneca.
Oggi si apprende che la regione Puglia farà altrettanto, a partire da metà marzo, vaccinando gli operatori di giustizia under 55.
E il Lazio che fa? Forse gli avvocati e giudici della nostra regione sono immuni dal virus? Oppure non sono considerati “operatori della giustizia”?
Ogni giorno a Roma, negli uffici del Tribunale e del Giudice di Pace si svolgono centinaia di udienze. Seppur contingentate, comportano l’accesso nelle aule e nelle cancellerie di decine di persone tra avvocati, giudici e personale giudiziario.
E, è bene ricordarlo, durante questo anno infausto queste categorie hanno lasciato sul campo il loro tributo di morti per Covid.
L’ANM aveva già chiesto al precedente Guardasigilli Bonafede di considerare i magistrati ‘esercenti di un servizio di pubblica utilità‘. E pertanto, tra le prime categorie professionali a poter accedere alla vaccinazione.
Per quanto riguarda gli avvocati, il coordinatore degli Ordini forensi del Lazio, Luca Conti, ha evidenziato la necessità del riconoscimento di “categoria a rischio” per tutti gli operatori del comparto giustizia.
Anche il Presidente dell’Ordine degli avvocati di Roma, Antonino Galletti lo aveva già chiesto due mesi fa.
Chiedendo che tutti gli operatori della giustizia fossero «inseriti tra le categorie che in via prioritaria. E su base volontaria, potranno aderire al piano di vaccinazione anti covid 19, dopo le persone più fragili per ragioni di salute, età, personale medico, paramedico e amministrativo delle strutture sanitarie».
Ciononostante nessun segnale arriva né dai vertici di governo, né da quelli della regione Lazio.
Tra l’altro ci si chiede come possa essere possibile una disparità così marcata di trattamento sanitario tra regione e regione in presenza di una situazione identica.
Paradossalmente si potrebbe verificare anche che un avvocato pugliese, vaccinato nella propria regione, vada a patrocinare una causa in un tribunale di una regione non sottoposta a vaccinazione. O, peggio ancora, che un legale non vaccinato si rechi in un Tribunale dove tutti sono (teoricamente) immuni.
Il caos regna sovrano e di certo non aiuta la nota dell’ufficio stampa della Corte Costituzionale che due giorni fa ha annunciato di avere sospeso gli effetti di un’ordinanza anti DPCM della regione Valle d’Aosta sul presupposto che gli interventi in materia sanitaria rientrano nella competenza esclusiva dello Stato.
Il che potrebbe significare che anche l’ iniziativa delle regioni Toscana e Puglia (e di altre ulteriori eventuali) di vaccinare le categorie degli operatori di giustizia, anteponendole ad altri soggetti, rischierebbe di venire bocciata in futuro.
Partendo dal principio dettato dalla Corte Costituzionale, inviterei il nuovo ministro della Sanità a fare chiarezza sul punto.
E pertanto a mettere veramente in pratica quella “competenza esclusiva” riconosciuta dalla Consulta adottando, per tutta Italia, quelle misure di prevenzione e di sacrosanta protezione per tutti gli operatori del diritto che giornalmente rischiano di contagiarsi nelle aule di tribunale per svolgere il proprio riconosciuto servizio di pubblica utilità.
Paolo Cotronei, Avvocato
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