Una nuova tragedia sul lavoro si è consumata nella mattinata di mercoledì 11 dicembre nella zona industriale di San Vittore del Lazio, in località Porchio. La vittima è un operaio albanese di 53 anni, deceduto dopo essere precipitato da un’altezza di circa 6 metri mentre stava rimuovendo amianto dal tetto di un’azienda specializzata nella produzione di celle frigorifere per mezzi pesanti.
L’incidente ha coinvolto anche un secondo operaio, un 31enne di origine marocchina, anch’egli dipendente della stessa ditta esterna con sede a Imola, che è rimasto gravemente ferito ed è stato trasportato d’urgenza al Policlinico San Camillo di Roma, dove si trova in prognosi riservata.
Il magistrato titolare dell’indagine, il sostituto procuratore Chiara D’Orefice della Procura della Repubblica di Cassino, ha disposto l’autopsia sul corpo dell’operaio deceduto. L’esame autoptico è stato affidato al professor Fabio De Giorgio, che avrà il compito di accertare le cause del decesso e verificare se la caduta sia stata provocata da un malore, da uno scivolamento o da un cedimento strutturale del tetto. I risultati completi dell’autopsia saranno resi noti entro 90 giorni.
Le indagini sono seguite dai Carabinieri della Compagnia di Cassino e dagli ispettori dello SPRESAL (Servizio Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro), che stanno cercando di ricostruire la dinamica dei fatti e verificare l’eventuale rispetto delle norme di sicurezza sul lavoro.
Secondo una prima ricostruzione, i due operai stavano lavorando sul tetto per rimuovere le vecchie coperture in amianto, un’operazione che richiede procedure di sicurezza molto rigorose. Per ragioni ancora da accertare, i due uomini avrebbero perso l’equilibrio e sono precipitati nel vuoto, cadendo da un’altezza di 6 metri.
Non è chiaro se a cedere sia stato il tetto stesso, se si sia verificato uno scivolamento o se vi siano state altre concause, come la mancanza di dispositivi di protezione individuale (DPI) adeguati, quali le imbracature di sicurezza.
I tecnici dello SPRESAL stanno verificando se l’azienda esterna incaricata di eseguire i lavori avesse predisposto tutte le misure di sicurezza necessarie e se i due operai fossero stati correttamente formati e dotati di attrezzature di protezione.
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